venere nera

VENUS NOIRE (Francia-Italia-Belgio 2010)

locandina venere nera

Una storia vera, per quanto incredibile, quella della “Venere ottentotta” Saartjie Baartman, prima fenomeno da baraccone a Londra e Parigi, poi oggetto di indiscreto studio di naturalisti francesi, infine prostituta e, un secolo e mezzo dopo la sua morte, decenni trascorsi a dare ancora, tristemente, mostra di sè, ma questa volta in un museo, icona moderna e inconsapevole delle sofferenze sudafricane. Causa di un destino così travagliato furono le sue forme, sproporzionate per i canoni europei, che attirarono la morbosa curiosità di professori, papponi e perdigiorno.

Non omette nulla, non nasconde e non censura, questo film per animi e stomaci forti: con approccio verista e autoriale il regista franco-algerino Abdel Kechiche (Cous cous, La schivata) mostra tutte le brutture cui fu sottoposta la sfortunata donna, sorta di esotico Elephant Man ante litteram cui, a differenza di Joseph Merrick, toccò l’ulteriore sfortuna di attirare su di sè – dopo lo scherno, il disgusto e un interesse smaccatamente zoofilo – anche le perverse voglie di una borghesia repressa e crudele.
Ogni fase della vita di Saartjie, interpretata magnificamente da Yahima Torres, viene sviscerata davanti agli occhi dello spettatore con una lentezza quasi insostenibile: gli spettacoli in gabbia, le misurazioni frenologiche, i giorni al bordello e il rantolo che la conduce alla morte sembrano non finire mai. Eppure, paradossalmente, questi 166 tragici minuti volano via in un batter d’occhio. Molto belli e curati gli ambienti (il circo di Londra, i salotti parigini) e i costumi (gli abiti raffinati dell’aristocrazia europea come quelli, grotteschi, delle puttane francesi provenienti da ogni angolo di mondo), una ricostruzione storica elegante e rigorosa che non può che suscitare qualche considerazione circa l’arretratezza dell’Europa nei primi decenni del XIX secolo: in un’epoca in cui Francia, Inghilterra, Olanda e Portogallo mettevano a ferro e fuoco mezzo mondo, facendosi portatori di una presunta superiorità occidentale, la gente scriveva ancora con piume d’oca, la fotografia era ancora soltanto un sogno irrealizzabile e i metodi della scienza medica erano ridicolmente arretrati. La Venere Nera e milioni di suoi fratelli e sorelle africani, asiatici e sudamericani furono vittime di una prepotenza, di tecnologie, di un sistema poco più che medievali.
Oggi i resti di Saartjie riposano in Sudafrica, dove sono stati sepolti con quasi due secoli di ritardo.

Alberto Gallo

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