attack the block

ATTACK THE BLOCK (Uk-Francia 2011)

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Questo film è stato presentato in anteprima per l’Italia al XXIX Torino Film Festival, dove è in concorso nella sezione principale Torino 29.

attack the block

Londra. Una giovane infermiera, Sam, tornando a casa dal lavoro viene intercettata da una baby gang di quartiere, che la deruba del cellulare, dei soldi e dell’anello di fidanzamento. Quando le cose sembrano dover ulteriormente peggiorare, un oggetto non identificato si schianta dal cielo su una macchina parcheggiata proprio lì affianco, offrendo alla ragazza un diversivo per darsela a gambe. I ragazzini, invece, vogliono investigare su cosa sia successo. Moses, capo della banda, viene sfregiato in volto. Furibondo, decide di uccidere la creatura che lo ha colpito. Nascosta dentro una piccola baracca, la bestia viene circondata dalla gang e infine uccisa.

Questo è l’inizio di Attack the block, del regista e autore Joe Cornish. Per darvi un’idea di cosa stiamo parlando, vi dirò che nell’elenco dei produttori esecutivi figura anche Edgar Wright, regista di film quali L’alba dei morti dementi, Hot fuzz e Scott Pilgrim vs. the world. Lo stile di Wright è piuttosto marcato, soprattutto nel gusto con il quale egli ripensa i film di genere sempre in versione rovesciata e parodizzata, dove spesso il protagonista è un antieroe incapace e insicuro e dove, inoltre, la proposta di un “fumettone” – di un film cioè fatto di sequenze d’azione poco probabili, personaggi ai limiti della realtà e situazioni paradossali – nasconde qualcos’altro: un gusto a superare i confini del genere stesso, a sfidarlo ampliandone la portata, a prenderlo in giro ma senza assolutamente mancare di rispetto ai suoi caratteri generali e alla sua estetica. A modo suo, si potrebbe dire la stessa cosa di Attack the block, film che prende il tema classico e persino abusato di un’invasione aliena e lo copre di una patina di ridicolo che rende la pellicola più vicina al fumetto di consumo che alla graphic novel d’autore.

Il regista, lavorando con un budget limitato, ha intelligentemente circoscritto il campo d’azione dell’invasione aliena al block: il quartiere popolare è l’unico luogo a essere minacciato, mentre il resto di Londra resta a guardare. Verrebbe da dire: ancora una volta. Sì, perché il problema è che la gente di questi quartieri, i giovani in particolare, è letteralmente abbandonata a se stessa. Le istituzioni e le forze dell’ordine sono solo presenze/assenze passive, inutili e spesso anche ostili: il male, il male vero, la violenza, la paura, la noia, il bisogno di costruire qualcosa attorno a un’esistenza percepita come miserabile (ma pur sempre un’esistenza), sono tutti problemi a carico del quartiere stesso, che vive di vita propria e non ha bisogno di altri eroi se non quelli che lo abitano. Eroi un po’ ignoranti, volgari, violenti, stupidi, anche ridicoli nel loro atteggiamento strafottente nei confronti del pericolo, però pur sempre eroi: quando si accorgono che il gioco è molto più duro di quanto avrebbero creduto non si tirano indietro. Anzi, sfoderano ancora più coraggio. Ecco chi ricordano questi protagonisti: gli abitanti del villaggio di Asterix e Obelix. Proprio come loro, non importa se si parli di romani o di alieni, l’importante è menare le mani, farsi rispettare e proteggere il quartiere. Quando la gang e l’infermiera si incontrano per la seconda volta, uno di loro lo dice chiaramente: “Se avessi saputo che abitavi qui non ti avrei fatto niente”. “Siamo noi contro il mondo”, per citare invece Into the abyss di Werner Herzog: i ragazzini contro gli alieni, contro gli altri spacciatori, contro la famiglia, la polizia e via dicendo. Attenzione, non vi sto parlando di un film drammatico: trattasi di pellicola di genere, e pertanto stupida il giusto e divertente a sufficienza. La sua chiave è la leggerezza con cui riesce a sciogliere i cuori dei giovani personaggi, che ricordano una banda dei Goonies un po’ invecchiata, un po’ incattivita e molto più ignorantella: i loro mezzi sono strampalati, ma le loro intenzioni serissime.

Il film è in concorso, ma per vincere ci sarebbe bisogno che la giuria si fumasse un bel po’ dell’erba coltivata da Ron (interpretato da un attore fedelissimo a Wright, Nick Frost, presente in gran parte dei suoi film e nel cast di I love radio rock) nella sua casa bunker al 19esimo piano, dove i ragazzi spesso si rifugiano e dove conosceranno Brewis, giovane hipster sfattone di buonissima famiglia che rappresenta il lato comico della ridicola e sprovveduta “normalità” della gioventù londinese in confronto alla dura e pragmatica periferia.
Ottima in generale la recitazione, ben dosati gli effetti speciali e molto intelligente il “design” degli alieni, simili a “lupi-gorilla” (sic!) dal manto “nero più nero che abbia mai visto, più nero anche di mio cugino Femi” (sic!) e dalla dentatura fosforescente, creature che rimandano a un estetica decisamente hip hop (e l’hip hop stesso non sfugge alla messa in ridicolo attraverso il personaggio di Hi-Hatz, il mafiosetto di quartiere).

A differenza di molti altri film del TFF di cui abbiamo parlato, Attack the block è un’opera che, probabilmente, in Italia da qualche parte comparirà. Se il discorso è lo stesso di Scott Pilgrim, sarà per una settimana in un multisala di periferia in orario pomeridiano. Io mi auguro di no, perché lo andrei a rivedere anche subito. L’ultimo pensiero lo rivolgo a tutti quei tamarri che potrebbero rivedere in questi personaggi e nella storia una piccola e divertente ode alla loro esistenza, un inno divertito ma pur sempre appassionato. Purtroppo non sanno che c’è un film che parla di loro, che li celebra e li esalta: sono troppo persi dietro ai vari Natale qui e Matrimonio là – per non parlare di Fabio Volo, di Ficarra e Picone, di Vincenzo Salemme, degli horror di terza categoria e degli action sulle divinità greche. Lo verranno mai a scoprire?

Francesco Rigoni

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4 thoughts on “attack the block

  1. ahaha bellissimo il finale sui tamarri! no, secondo me non verranno mai a saperlo. perché vanno a vedere altri film, certo, ma anche per un altro motivo: un giorno, anni fa, un un centro commerciale vidi 2 zarri incredibili dare degli zarri ad altri 2 tizi ancora più zarri di loro. i tamarri non sanno di essere tamarri.

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