to rome with love

NERO FIDDLED (Usa/Italia/Spagna 2012)

locandina to rome with love

Cos’hanno in comune The tourist, Somewhere, Miracolo a Sant’Anna e The american? Il fatto di essere tutti film hollywoodiani girati completamente o parzialmente in Italia. E sono tutti delle cagate pazzesche. To Rome with love, il nuovo film di Woody Allen, in questo elenco, che potrebbe sicuramente includere mille altre pellicole del passato più o meno recente, ci sta come un pesce nell’acqua.

E così ce l’abbiamo fatta. Ce l’abbiamo fatta, tristemente, nella nostra carriera di cinefili, a vedere un film veramente brutto (senza se e senza ma) del regista newyorkese. Cosa che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata semplicemente inimmaginabile. Certo, anche Il dormiglione, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, Melinda e Melinda e un paio di altre pellicole (soprattutto recenti) della filmografia alleniana sono francamente prescindibili, fiacche, poco divertenti. Eppure si trattava di opere comunque piacevoli, molto leggere magari, ma in ogni caso fruibili senza grandi storcimenti di naso. To Rome with love, invece, è un film assolutamente inguardabile. Svogliato, buttato lì, noioso. Un fallimento su tutta la linea.

Risulta persino difficile riportare la trama di questa accozzaglia di episodi malamente abbarbicati l’uno sull’altro: ci sono i soliti amori&tradimenti, i soliti turisti americani in visita in Europa, un tale che si ritrova famoso da un giorno all’altro senza sapere perché (blanda satira dei reality show), una prostituta che insegna a un verginello l’arte dell’amore, un tizio che riesce a cantare bene solo sotto la doccia… Roba così, insomma, da far cascare le braccia anche all’alleniano più appassionato (quale io sono, d’altronde).

Ma la cosa peggiore, e figuriamoci se non si andava a parare lì, è l’incredibile quantità di luoghi comuni sull’Italia presente nella pellicola: si parte con un’ovvia Nel blu dipinto di blu a commentare i titoli di testa e si continua per tutta la durata del film con una fastidiosissima sequela di cantanti d’operetta, manze mediterranee belle e disponibili, discorsi su quanto è buono il cibo italiano e su quanto è affascinante Roma e via di seguito.

E il cast? Pessimo (a parte la sempre adorabile Penelepe Cruz) e doppiato malissimo (ci sono anche parecchi problemi legati al plurilinguismo della sceneggiatura, che si perde completamente con la traduzione in italiano dei dialoghi. Ma questo, almeno questo, non è colpa di Allen). Particolarmente fastidiosa la voce nostrana dell’attore-regista, affidata per la prima volta, dopo la scomparsa di Oreste Lionello, a Leo Gullotta: forse che sia necessario aver fatto parte del Bagaglino per doppiare il povero Woody?

Midnight in Paris non mi aveva entusiasmato, ma in confronto a questo fa la figura del capolavoro senza tempo. Rimane il fatto che l’Allen “turistico” degli ultimi anni (cfr. anche Vicky Cristina Barcelona) convince solo a metà.

To Rome with love: un film imbarazzante.

Alberto Gallo

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7 thoughts on “to rome with love

  1. Ciao Aberto. Ormai sono anni che vado sostenendo che Allen vive di una fama passata ed in parte usurpata. Quest’ultimo lavoro ne è la riprova.
    Ma ciò che mi chiedo sempre: è possibile che professionisti del cinema ( attori, sceneggiatori..) non si accorgono il loro lavoro è una cag…( dici bene Aberto )?.
    Mi ricorda l’atteggiamento protervo e saccente di alcuni politici nostrani che pur di mantenere i loro privilegi negano anche l’evidenza.
    Ti chiederai perchè non ho più scritto. Bè uno dei motivi è che ultimamente ( eccetto The artist ) è stata prodotta solo porcheria.
    A presto

    1. ciao sandro, mi fa piacere risentirti!
      per quanto riguarda allen, be’, è vero che i suoi giorni migliori sono passati, ma secondo me ancora fino a pochi anni fa ha sfornato opere niente male (“match point”, “sogni e delitti”).
      per quanto invece riguarda la situazione attuale del cinema non sarei così apocalittico! bello “the artist”, ma ancora meglio negli ultimi mesi “melancholia”, “drive”, “shame”, “cesare deve morire”… in fondo in fondo qualcosa di bello secondo me si trova sempre! torna a scrivere di cinema! e poi anche stroncare è divertente ehehe.
      un caro saluto,
      alberto

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