another earth

ANOTHER EARTH (Usa 2011)

locandina another earth

Da Solaris a Moon passando per Il pianeta delle scimmie (che sono film; ma ci metto dentro pure opere letterarie come Cronache marziane di Ray Bradbury e Terra! di Stefano Benni), il tema dell’identità è spesso stato al centro dell’interesse degli autori di fantascienza, su carta o pellicola che fossero/siano. Non fa eccezione questo Another Earth, diretto dall’esordiente Mike Cahill, dal Connecticut.

Estetica iper-indie (avete presente, no? Immagini traballanti e sgranate, quella roba lì… Non a caso l’anno scorso è stato presentato al Sundance Film Festival), atmosfera deprimente, attori sconosciuti, un pretesto 100% sci-fi da cui si parte per parlare fondamentalmente di rapporti umani, un finale sorprendente… Elementi eterogenei che vanno a creare un’opera prima parecchio interessante.

Il pretesto 100% sci-fi è la scoperta e il progressivo avvicinamento alla Terra di un pianeta assolutamente identico. Così identico che, si scopre, persino le persone che lo abitano sono le stesse che abitano il nostro: stessi nomi, stesse professioni, stessi ricordi d’infanzia… Uno specchio perfetto, insomma, che il fortunato vincitore di un concorso (“Spiega in 500 parole perché vorresti andare su Terra 2”) potrà visitare in esclusiva. Protagonista della pellicola è la giovane Rhoda, appena uscita di prigione per aver sterminato una famiglia (quasi) intera in un incidente automobilistico, mentre guidava ubriaca. “Quasi” perché all’incidente è sopravvissuto papà John, che un giorno la ragazza raggiunge a casa per ottenere perdono. Ma non ha il coraggio di rivelare la sua identità, e tra i due nasce una storia d’amore…

Potrebbe sembrare una sorta di versione alternativa di Melancholia con altri personaggi, ma non è così: laddove il film di Lars Von Trier analizzava fondamentalmente il fallimento di un’intera specie, quella umana, qui ci si concentra sul fallimento di una sola persona, la protagonista – o al limite su quello di due persone, i protagonisti, se vogliamo considerare come un fallimento la morte accidentale della propria famiglia: e se lassù, si chiede il film, su quel pianeta ancora sconosciuto, ci fossero altri “noi”, dei noi che magari non hanno commesso i nostri stessi errori, o che semplicemente sono stati più fortunati? Come il Nuovo Mondo o il Far West nei secoli passati, l’Altra Terra di questo film è dipinta come una risposta (cinematograficamente assai originale) a una delle esigenze (speranze, illusioni) fondamentali dell’uomo: la possibilità di ricominciare da zero. Il finale, piuttosto inatteso, sembra fornire una risposta positiva.

Lo si è aspettato tanto, in Italia, questo film (penso di aver visto per la prima volta il trailer almeno un anno fa), ma alla fine direi che, pur non trattandosi di un capolavoro, ne è valsa la pena: da oggi la fantascienza “adulta” può vantare un altro piccolo classico.

Alberto Gallo

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10 thoughts on “another earth

  1. per fortuna c’è ancora una fantascienza che predilige il “fanta” alla “scienza”, in nome del senso metaforico del film. E il racconto del ticchettìo è straordinario, un momento bello anche di cinema – ma non è l’unico.

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