reality

REALITY (Italia 2012)

locandina reality

Un film sui reality show televisivi? Un film su un poveraccio di Napoli che, intravedendo la possibilità di partecipare al Grande Fratello, va completamente fuori di zucca? Un film sulla fama effimera, squallida e un po’ triste di chi prende parte a questo genere di manifestazioni? Be’, perché no, mi verrebbe da dire. Se fossimo nel 2002. Ma siamo nel 2012, e il film di Matteo Garrone, premiato all’ultimo Festival di Cannes, è, secondo me, decisamente fuori tempo massimo.

Sì, ok, mi si dirà che a ben vedere Reality è una pellicola sulla (misera) condizione del nostro paese, sull’ignoranza, sul mondo dello spettacolo in generale ecc. ecc., e posso anche essere d’accordo, ma la questione “riuscirà il pescivendolo Luciano a partecipare al Grande Fratello? E se no, come reagirà?” è troppo centrale per poter essere letta come semplice metafora di qualcos’altro. La pellicola parla di un tizio che vuole partecipare al reality show più famoso d’Italia (prima puntata: 14 settembre 2000), ed è per questo che secondo me è fuori tempo massimo: perché fa riferimento a una serie di discorsi, di polemiche e di riflessioni che erano inedite dieci anni fa, mentre oggi – in un momento in cui, tra l’altro, i reality stanno decisamente cedendo il passo ai talent show – si tratta di semplici rimasugli dell’ennesima versione dell’incubo italiano. Me la ricordo, la prima edizione del Grande Fratello. La seguii persino, per qualche settimana (senza dirlo troppo in giro). Tra di noi, ragazzini di allora, si parlava di “esperimento sociologico” (o “antropologico”, non ricordo), si facevano riferimenti a Orwell (i pochi che l’avevano letto davvero), si diceva che in America queste trasmissioni andavano in onda da un sacco di tempo (tanto non c’era ancora Wikipedia, chi mai sarebbe andato a controllare…) e via dicendo. Ma era dodici anni fa. Che cosa c’è da dire, oggi, sui reality? Ora che s’è già detto tutto? Ora che son pure passati di moda? Assolutamente nulla. Già Live!, nel 2007, puzzava di vecchio. E, nonostante Eva Mendes, era pure un film bruttissimo, mentre invece Reality no, è un buon film, uno spaccato nonostante tutto interessante e originale su certi agghiaccianti aspetti del nostro paese (tutti quei personaggi orrendamente volgari e ciccioni, la pacchianeria dei matrimoni, le giornate passate al centro commerciale… Roba da far venire i brividi), ben recitato e ben musicato (Alexandre Desplat), ma con il solo, grande difetto di parlare di qualcosa che non interessa più a nessuno. Voglio dire: se Il Caimano uscisse oggi quanti di voi andrebbero a vederlo? D’altronde anche Stanley Kubrick era ossessionato dalla possibilità che russi o americani potessero atterrare sulla luna prima dell’uscita di 2001: Odissea nello spazio (non accadde che un anno e mezzo più tardi). Anche nel cinema il tempismo ha un suo peso.

Alberto Gallo

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