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TED (Usa 2012)

locandina ted

John e Ted sono amici per la pelle sin dall’infanzia, e insieme si divertono come dei matti: fumano le canne, guardano in tv film trash degli anni Ottanta, fanno casino, bevono birra… Insomma, due amiconi inseparabili e pure coinquilini. La cosa buffa, però, è che Ted è un orsetto di pezza, cui un desiderio espresso dal giovane John nella notte di Natale dell’85 ha in qualche modo infuso la vita. Tutto, tra loro, va a gonfie vele, ma a un certo punto arriva Lori, infastidita dal fatto che il suo ragazzo, a 35 anni, viva ancora con un orsacchiotto di peluche.

Diretta da Seth MacFarlane, già creatore dei Griffin, serie tv d’animazione che per qualche tempo ha conteso ai Simpson lo scettro di cartone animato più amato del piccolo schermo, Ted è una storia semplice semplice sull’amicizia, sull’amore e sul diventare adulti. Forse un po’ troppo semplice, a dire la verità: il topos narrativo del personaggio che, per poter vivere un’esistenza davvero adulta, fidanzata compresa, deve saper rinunciare a una comoda vita da eterno bambinone (When I’m lyin’ in my bed at night I don’t wanna grow up, cantavano Tom Waits e i Ramones) è decisamente risaputo. Eppure alcuni elementi rendono il film, con tutti i suoi limiti da commedia stupidina, divertente e (abbastanza) meritevole di essere visto. Il protagonista peloso, innanzitutto, davvero azzeccatissimo, tenero e pestifero allo stesso tempo: Ted (doppiato nella versione originale dallo stesso MacFarlane) è la classica simpatica canaglia, a metà strada tra Brian, il cane parlante proprio dei Griffin, e (tanto per rimanere in ambito cartonesco) Bender, il robot alcolista di Futurama. La sua sboccata volgarità coincide con la sua simpatia, elevata all’ennesima potenza dal surreale cortocircuito tra una mentalità da americano medio tutto erba, donnine facili e fancazzismo e un aspetto fisico che più dolce non si può (in questo, invece, ricorda un po’ Baby Herman, il bebè adulto di Chi ha incastrato Roger Rabbit). Parecchio apprezzabili anche la cattiveria di fondo (Ted è decisamente politically incorrect), saggiamente al di sotto, comunque, della “linea del fastidio” spesso oltrepassata dai Griffin (e da cartoni analoghi tipo South Park), e il citazionismo anni Ottanta, che va dal solito Guerre stellari a Flash Gordon, uno dei flm più brutti di tutti i tempi. Decisamente meno memorabili, invece, a parte la già citata pochezza narrativa di fondo, i personaggi secondari (se Mark Wahlberg è perfetto come spalla dell’orsetto, decisamente più risaputi sono i personaggi interpretati da Mila Kunis e Giovanni Ribisi) e tutte le scene non esplicitamente comiche. Per non parlare del doppiaggio, come al solito.

Mi ha un po’ deluso, questo Ted. Ma d’altronde cosa mai avrei dovuto aspettarmi da un film su Mark Wahlberg e il suo orsetto di peluche parlante?

Alberto Gallo

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