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FIN (Spagna 2012)

Questo film è stato presentato alla XXX edizione del Torino Film Festival, nella sezione Rapporto confidenziale.

Alcuni amici che non si vedono da vent’anni organizzano un weekend in una località sperduta dei Pirenei. Mentre la rimpatriata si trasforma in un inquietante ritorno al passato, gli orologi e i cellulari si bloccano, le auto non si avviano. Jorge Torregrossa esordisce nel lungometraggio con un’incursione nel filone “fine del mondo”, intrecciando antichi sensi di colpa e minacce apocalittiche. Ad alta tensione.

E venne il giorno, per citare (la traduzione italiana di) una delle diverse pellicole a cui Fin si rifà. Accostabile anche alla serie tv Lost per la grande quantità di misteri impossibili e irrisolti e per la presenza di un gruppetto di giovani isolato dal resto del mondo che cerca di sopravvivere in una realtà spiazzante e inedita, il film di Jorge Torregrossa, già un successo al botteghino spagnolo, si inserisce alla perfezione in quel filone (post)apocalittico antispettacolare che da almeno un decennio a questa parte rappresenta una delle ossessioni più persistenti del cinema contemporaneo.

Una volta il mondo finiva per una guerra nucleare o per l’invasione di un popolo alieno, oggi, invece, finisce per… chi lo sa? In Fin, come in molti altri film o opere letterarie recenti, il principale motivo di angoscia risiede proprio nel fatto che l’apocalisse rimane un evento misterioso cui nessuno sa dare una spiegazione (cfr. anche The road, libro e film, Les derniers jours du monde e Cecità). I protagonisti di Fin, il cui titolo, nella sua essenzialità, trasmette bene l’atmosfera dell’opera, si trovano catapultati in un mondo ancestrale, in cui gli animali (anche feroci, come il leone del finale, che sembra citare L’esercito delle 12 scimmie) girano indisturbati per le strade, ogni dispositivo tecnologico ha smesso di funzionare e le enormi folle che popolano il nostro pianeta sembrano essersi volatilizzate nel nulla. A parte un paio di scene di tensione (sempre legate all’elemento ferino), in questo film non succede quasi niente, e niente viene spiegato: le persone scompaiono, non si sa come e non si sa perché. Completamente assente la violenza, nessuna morte truculenta. Un’opera prima piuttosto interessante, nonostante la banaluccia impostazione alla Dieci piccoli indiani e nonostante un cast abbastanza anonimo (ma c’è anche la brava e affascinante Maribel Verdú, e tanto basta).

Alberto Gallo

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