a liar’s autobiography – the untrue story of monthy python’s graham chapman 3d

A LIAR’S AUTOBIOGRAPHY – THE UNTRUE STORY OF MONTHY PYTHON’S GRAHAM CHAPMAN 3D (Uk 2012)

30tff

Questo film è stato presentato alla XXX edizione del Torino Film Festival, nella sezione Festa mobile.

a liar's autobiography

Basata sulla falsa autobiografia del Python Graham Chapman (morto nel 1989), ecco la storia, delirante, della sua vita, ricostruita attraverso il lavoro di quindici diversi gruppi di animatori in un collage surreale e irresistibile: dalla scuola di medicina, al coming out, al suo rapimento da parte degli alieni. Partecipano Cleese, Gilliam, Jones e Palin, nella parte di se stessi e di molti altri.

I Monthy Pyhton, per me, sono come i Beatles: inglesi, anni Sessanta, maledettamente geniali. E divisi, ahinoi, da moltissimi anni. Irrimediabilmente, per giunta, a causa di quella stupida, ignobile cosa chiamata morte. Lei e il suo orrendo vizio di non tornare mai sui suoi passi. Ed è proprio al primo (nonché ultimo, per ora, fortunatamente) Python scomparso che questo film d’animazione è dedicato.

Vedendo gli sketch del Flying Circus (1969-1974) si potrebbe pensare a Graham Chapman come al “quiet one” della situazione, lui che spesso interpretava la parte dell’inglese vecchio stile, dandy e compassato. Ma le cose, nella realtà, erano ben diverse e spesso più drammatiche. Non tanto per la sua omosessualità (i tempi dei Python, d’altronde e di nuovo fortunatamente, non erano certo quelli di Oscar Wilde, spesso impersonato proprio dallo stesso Chapman), quanto per la sua difficile situazione familiare, per il suo vizio alcolico e per la sua movimentata vita sentimentale. Tutti questi aspetti, e molti altri, della vita dell’attore vengono illustrati, stravolti e reinterpretati – in chiave ovviamente comica, il più delle volte – nelle tante scenette a cartoni animati che vanno a comporre questa finta e folle “autobiografia” cinematografica. Alcune molto riuscite e divertenti, altre meno (anche a causa dell’altalenante qualità del disegno; le scimmiette, ad esempio, le ho trovate bruttine), ma comunque sempre capaci di restituire con grande originalità la figura di un artista complesso, geniale e ancora, a distanza di decenni, terribilmente spassoso. Toccante, al contrario, sebbene alleggerito dalle battute di John Cleese, il funerale di Chapman, mostrato nel finale di questa pellicola non perfetta ma assolutamente imperdibile per i tanti amanti degli immensi Monty Python.

Alberto Gallo

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