looper

LOOPER (USA 2012)

locandina looper

Immaginate un futuro in cui, come nel nostro presente, non è ancora stato inventato il viaggio nel tempo. Ma in quel futuro c’è un futuro ancora più futuro in cui il viaggio nel tempo esiste eccome, e viene usato dalle organizzazioni criminali per spedire nel passato (cioè nel futuro, per noi) le persone scomode e ucciderle in tutta tranquillità. Gli assassini di uomini venuti dal futuro futuro sono chiamati looper, e ciò che fanno è talmente illegale che a un certo punto vengono uccisi pure loro. Da essi stessi. Dal futuro futuro, cioè, viene spedita nel futuro passato la versione ormai invecchiata del looper, che viene eliminata dal se stesso giovane. Al looper giovane viene data a questo punto una lauta ricompensa, che potrà godersi fino al momento in cui, trent’anni dopo, non verrà ucciso proprio da se stesso. Ma cosa succede se un looper decide di non portare a termine la sua ultima e più difficile missione?

Sì, un gran casino, come tutti i film incentrati sui viaggi nel tempo. E d’altronde il concetto di paradosso sta proprio alla base di questo genere di cinema (e letteratura), tanto che, a proiezione terminata, è quasi impossibile non porsi una serie di domande che, probabilmente, rimarranno senza risposta. Perché, se la sospensione dell’incredulità è la condicio sine qua non del cinema in generale e di quello di fantascienza in particolare, nel caso dei viaggi nel tempo essa è assolutamente indispensabile, e ad altissimi livelli, al punto che più si spegne il cervello più ci si gode il film in questione. Sembrerà bizzarro, ma la riflessione più intelligente su questo genere di paradosso rimane quella presente nella puntata dei Simpson (Time and punishiment, episodio di Treehouse of horror V, 1994) in cui Homer finisce al tempo dei dinosauri, e ogni azione, anche minuscola, che compie finisce per compromettere irrimediabilmente il futuro (“Non ci sono ciambelle? AAAAAHH!!”). Matt Groening, che evidentemente pure lui da giovane s’è sparato forti dosi di Ritorno al futuro, ha portato avanti la sua riflessione sui viaggi nel tempo e i loro paradossi anche in Futurama, specialmente nella (spettacolare!) puntata Roswell that ends well (2001), in cui il protagonista Fry si trova alla fine a essere nonno di se stesso. Eh sì.

Ma torniamo a Looper. Che, diretto con buona personalità da tal Rian Johnson, sembra rifarsi non tanto ai cartoni animati quanto piuttosto a film come L’esercito delle 12 scimmie (sarà che in entrambi c’è Bruce Willis), Terminator e il semisconosciuto ma bellissimo The jacket. Un’occasione sprecata, c’è poco da fare: la prima mezz’ora è interessante, originale, avvincente, assolutamente coerente pur nell’assurdità di fondo. Poi, con il passare dei minuti, tutto si sgonfia, trasformandosi in un banale thriller d’inseguimento con tanto di inutile scena di sesso e storia strappalacrime su una mamma un po’ allegrotta che si sente in colpa per aver in passato abbandonato il suo bambino. Su alcuni aspetti (la necessità narrativa – figlia degli action di cui proprio Willis è stato esponente di punta – di sterminare tutti i cattivi) si insiste troppo, su altri (la telecinesi, ad esempio) troppo poco. La cosa buona è che la sceneggiatura è abile a trasformarsi gradualmente da adrenalinico discorso sui viaggi nel tempo a riflessione più profonda e complessa sul nostro destino e la possibilità di cambiarlo, ma è troppo evidente lo scarto qualitativo tra prima e seconda parte del film.

Infine vorrei spendere un paio di parole sul cast (di livello: ci sono anche Emily Blunt, Paul Dano e Jeff Daniels) e, in particolare, sull’ottimo protagonista Joseph Gordon-Levitt. Ora, stiamo parlando di viaggi nel tempo, ovvero della cosa, per quanto ne sappiamo, più improbabile e impossibile del mondo, il paradosso per antonomasia, il traguardo che la scienza probabilmente non raggiungerà mai. Ecco: considerate, come si diceva, le massicce dosi di sospensione dell’incredulità necessarie per affrontare un film del genere, che bisogno c’era di truccare il povero Joe in modo che somigliasse vagamente a Bruce Willis, il se stesso del futuro? Se accettiamo l’idea di crimini temporali e gente che ammazza la versione anziana di se stessa non possiamo accettare anche quella di un naso un po’ diverso, a distanza di trent’anni? Bah… In ogni caso, se Looper vi è piaciuto potreste apprezzare anche il thriller spagnolo Timecrimes (2007) e la divertentissima parodia Frequently asked questions about time travel (2009).

Alberto Gallo

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