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HITCHCOCK (USA 2013)

locandina hitchcock

Reduce dal successo di Intrigo internazionale (1959), il celebre ma ormai anzianotto regista Alfred Hitchcock decide di sfidare l’establishment hollywoodiano dirigendo una sorta di B movie d’autore iperviolento e ipersessualizzato in cui nessuno, a parte lui, sembra credere davvero. Ne verrà fuori Psycho, il suo più grande successo commerciale.

Un filmetto gradevole, questo Hitchcock, non c’è che dire, senza grandi sprazzi d’autore (regista è l’inglese Sacha Gervasi, che tra le altre cose ha scritto la sceneggiatura di The Terminal, diretto da Spielberg) né scene memorabili, ma comunque capace di ricreare con gusto e brio un momento cruciale della carriera del – mi sbilancio – più grande regista di tutti i tempi.

Ma è proprio il mio sconfinato amore per Hitch – che, e lo dico solo per farvi capire quanto lo veneri, per me sta al cinema come i Beatles alla musica, per motivi miei autobiografici e di gusto personale ma anche oggettivi – ecco, è proprio questo mio sentimento di enorme gratitudine estetica a lasciarmi un po’ perplesso sull’intera “necessità” di questa pellicola (sempre che di necessità si possa parlare in ambito cinematografico).

locandina psycho

Voglio dire, perché proprio Psycho? O, come da sempre è conosciuto in Italia – e chissà poi perché quella h dava così fastidio; a quel punto tanto valeva trasformare anche la y in iPsyco? Gran film, certo, forse il B movie più memorabile della storia del cinema, ma di vicende curiose (o morbose, o drammatiche) sull’opera di Hitchcock relative anche a pellicole più geniali se ne potevano trovare a iosa. Personalmente, tanto per dire, avrei preferito un film basato sul “making of” di Vertigo, o di Notorious, o proprio di Intrigo internazionale. Ognuna di queste opere, ad esempio, avrebbe fornito ampi spunti sull’ossessione del regista per le attrici bionde, tema centrale anche in Hitchcock. A proposito di attori: quante cose in più si sarebbero potute dire su Cary Grant, Ingrid Bergman, Grace Kelly o James Stewart, icone dell’epoca d’oro del regista inglese, rimpiazzati in Psycho (per via delle mille traversie economiche che caratterizzarono la produzione del film) da attori sicuramente perfetti per i loro ruoli ma molto meno “leggendari” come Janet Leigh, Vera Miles e Anthony Perkins. Questioni di lana caprina, in ogni caso, dal momento che il film di Gervasi è tratto dal libro Alfred Hitchcock and the Making of Psycho di Stephen Rebello, e probabilmente un testo analogo su Vertigo nemmeno esiste.

Due parole, infine, sul cast, che annovera nomi di primo piano come Helen Mirren, Scarlett Johansson e Jessica Biel. Hitch è interpretato dal non molto somigliante Anthony Hopkins, reo forse di “caricare” un po’ troppo la flemmatica gestualità del suo personaggio. Un film, in ogni caso, che andrebbe visto in lingua originale, soprattutto per godere dei differenti accenti (britannico e americano) che caratterizzano i vari personaggi. Musiche del solito Danny Elfman.

Alberto Gallo

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