l’uomo con i pugni di ferro

THE MAN WITH THE IRON FISTS (Usa/Hong Kong 2012)

locandina l'uomo con i pugni di ferro

Allora, cominciamo dal regista, RZA. In questi giorni i giornalisti radio-televisivi italiani si sono sbizzarriti sulla pronuncia di questo strano ed esotico nome. Ma d’altronde bisogna capirli, poveri, il leader del Wu-Tang Clan (forse il gruppo hip hop più importante di tutti i tempi), al suo esordio da cineasta, è in circolazione da soli vent’anni, non è che si può sapere tutto subito. In ogni caso il suo nome si pronuncia “risa”, con la s di “osare”. Termine che non uso a casaccio, dal momento che, per essere un debutto, L’uomo con i pugni di ferro è un film parecchio estremo e coraggioso.

Perché? Be’, perché pur rientrando in modo abbastanza evidente nei canoni del tarantinismo – e non per nulla il buon Quentin appare anche in locandina, con un generico “presenta” -, ed essendo quindi immediatamente riconoscibile per un certo (vasto) tipo di pubblico, questa pellicola è anche qualcosa di diverso. Innanzitutto per il cast e per l’ambientazione cinesi: ok, ci sono volti noti come Russell Crowe, Lucy Liu e lo stesso RZA, ma la maggior parte dei protagonisti ha gli occhi a mandorla e un nome impronunciabile. Conosciamo bene l’idiosincrasia del pubblico americano nei confronti di tutto ciò che, cinematograficamente parlando, non è a stelle e strisce: esordire sul grande schermo con un film ambientato in una sorta di far west cinese è quindi una scelta non banale e piuttosto ardita, che si ricollega peraltro alla nota e pre-tarantiniana passione del Wu-Tang Clan per il kung fu, lo shaolin e l’immaginario ad essi collegato. C’è poi la questione della violenza, davvero estrema, esplicita e rivolta pure verso donne e bambini. Il tutto è comunque stemperato da forti dosi di ironia, che in casi come questo fa l’effetto di un bicchierone d’acqua fresca in una giornata afosa. Belle e non scontate anche le musiche, firmate dal regista stesso insieme a Howard Drossin: il fantasma di Morricone è sempre presente, ma almeno qui si è fatta la scelta di buttarla un po’ di più sull’hip hop (e vorrei vedere), cosa che rende la colonna sonora molto meno scontata di quanto non rischiava di essere.

Sorta di incrocio tra Kill Bill, Django, alcuni superhero movie (l’armatura di X-Blade e i muscoli di metallo di Brass Body sono espliciti rimandi ai vari Batman, Iron Man e soci) e i primi film di Sergio Leone (soprattutto per quanto riguarda l’esile trama, al cui centro c’è un carico di dobloni d’oro conteso da clan rivali; e il personaggio di Crowe sembra rifarsi tanto a Clint Eastwood quanto a Lee Van Cleef, con un’estetica, però, un po’ più alla Franco Nero), L’uomo con i pugni di ferro è un film divertente e a suo modo piacevole – se siete amanti del genere. Niente di più, niente di meno.

Alberto Gallo

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