l’uomo d’acciaio

MAN OF STEEL (Usa/Canada/Uk 2013)

locandina l'uomo d'acciaio

Questo film parla di Superman, aka Kal-El, aka Clark Kent, il supereore per eccellenza dell’universo fumettistico (prima) e cinematografico (poi). Sì, parla senza dubbio di questo. Ma scordatevi gli occhialoni da nerd a simulare una personalità timida e impacciata. Scordatevi il reporter del “Daily Planet” innamorato di un’inconsapevole Lois Lane. Scordatevi anche Lex Luthor e le cabine telefoniche usate come pratici camerini on the road. Insomma, scordatevi la classica iconografia supermaniana: siamo in epoca di reboot, e dobbiamo abituarci a storie viste sotto punti di vista sempre differenti e spesso inediti.

In questo film, per esempio, la vicenda è sostanzialmente rovesciata: l’identità segreta di Superman viene scoperta subito da Lois e dall’esercito degli Stati Uniti, cui il supereroe si unisce per cacciare dalla Terra il terribile generale Zod, anche lui, come il protagonista, proveniente da Krypton. Solo alla fine, dopo una lunga battaglia durante la quale, tra l’altro, scatta pure la scintilla tra Clark e la giornalista, Superman decide di cammuffarsi da essere umano, spianando la strada a un sequel in cui torneranno probabilmente alcune caratteristiche del supereroe per come lo conoscevamo un tempo.

Risultato? Discreto. Prodotto da Christopher Nolan (ormai un’autorità per quanto riguarda il lato oscuro degli eroi dei fumetti) e diretto da Zack Snyder (300, Watchmen), L’uomo d’acciaio si fa apprezzare per il buon cast (anonimo il protagonista Henry Cavill, ma ci sono anche Michael Shannon, Laurence Fishburne, Russell Crowe e persino Kevin Costner, direttamente dall’oltretomba), per un sacco di scene superadrenaliniche, per i sofisticati effetti speciali e per alcune belle trovate registiche – come la scena in cui il fantasma del babbo di Superman spiega al figlio la sua vera origine, che ricorda un po’ gli splendidi titoli di testa di Watchmen. I difetti, d’altronde, sono gli stessi di tutti i superhero movie, con menzione particolare per un gigantismo produttivo alla lunga estenuante (la battaglia dura quasi un’ora, ed è un’ora di spari, esplosioni e mazzate: che palle) e per le tante, troppe lacune/incongruenze narrative che costellano la vicenda. Il finale, in particolare, lascia perplessi: come può Clark Kent cammuffarsi da anonimo reporter quando ha appena finito di salvare la Terra in mondovisione e senza portare alcuna maschera? Mah. Anche i flashback sono troppi e dopo un po’ noiosetti.

Man of steel è comunque molto meglio della tristissima serie di film degli anni Settanta-Ottanta con Christopher Reeve e di Superman Returns del 2006 (o almeno credo: non l’ho visto, come non l’ha visto nessuno). Mi sembra in ogni caso che in tutti questi film ci sia un problema con l’attore protagonista, sempre irrimediabilmente mediocre.

Alberto Gallo

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