still life

STILL LIFE (Uk-Italia 2013)

locandina still life

Still life non è un film tragico e nemmeno drammatico. Non è angosciante, avvilente, sconvolgente, deprimente, devastante o sconfortante. È, semplicemente, un film molto, molto triste. Triste di quella tristezza particolarmente dolorosa perché quotidiana, “normale”, priva di avvenimenti o situazioni eccezionali, romanzeschi, figlia della solitudine e della caducità della vita.

John May (interpretato in maniera straordinaria dal brutto Eddie Marsan) è un impiegato – anzi, il classico “impiegatuccio” – comunale il cui lavoro consiste nell’occuparsi di chi muore solo, senza amici e senza famiglia: bisogna organizzare il funerale, cercare di contattare parenti lontani, raccogliere e catalogare documenti e averi… Un impiego sicuramente non esaltante, ma May, che si sente più vicino alle cose dei morti che a quelle dei vivi (pure lui è terribilmente solo), ama il suo lavoro. Un giorno, però, viene licenziato, e decide allora di buttarsi anima e corpo sul suo ultimo caso, riguardante un uomo violento e dedito all’alcol al cui funerale nessuno sembrerebbe intenzionato ad andare.

Quanta eleganza in questa pellicola scritta, diretta e prodotta dal romano Uberto Pasolini (già produttore di Full monty), quanta grazia nell’affrontare la tematica apparentemente più fastidiosa e inquietante che si possa scegliere per un film. Tutto è perfettamente calibrato – ogni immagine, ogni dialogo, ogni sguardo – e il ritmo della narrazione è lento, riflessivo, ma non noioso. Merito soprattutto, come si è detto, del protagonista, il cui volto da bambino triste sembra fatto apposta per questo ruolo, di una regia sobria e di una colonna sonora struggente firmata Rachel Portman. Qualche critica la si potrebbe muovere alla scena finale (che non rivelerò in quanto si tratta di un piccolo colpo di scena), che sfonda, forse volutamente, la barriera del buon gusto, ma il significato di questi ultimi minuti è così bello e commovente che non si può far altro che apprezzarlo in quanto tale.

Still life non vi metterà di buon umore, non vi farà uscire dal cinema pieni di speranza e voglia di vivere, ma un po’ di malinconia è un onesto prezzo da pagare per un film così bello, così profondo, così sincero.

Alberto Gallo

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